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Sono molti i luoghi che hanno avuto importanza per Piero De Macchi, uomo dalla forte tensione spirituale ed appassionato di natura, storia, cultura e bellezza. Il suo temperamento emotivo si ispirava e traeva energia dalla forza del vento e del mare, tenacia dalla fatica del camminare in montagna, gioia al vedere i fiori e i frutti sugli alberi. E, sempre, grande interesse nel costruire relazioni, nell'insegnare e a sua volta - continuamente - apprendere. Nato e cresciuto a Torino, quando si sposa con Silvana sceglie di abitare a Pino Torinese e lì nascono le sue tre figlie. Nel giro di pochi anni riesce ad acquistare una vecchia casa con molto terreno. Poco alla volta la ristruttura e ben presto aggiunge alla proprietà un altra piccola casetta che diviene il suo studio. Nella pace e tranquillità della collina, ma molto vicino al capoluogo piemontese, vive e lavora nei suoi anni migliori.
Un altro luogo che fu per lui molto importante è Pian Benot (Usseglio), in Alta Valle di Viù. Negli anni '70 durante una gita, vide un gruppo di baite in pietra, completamente in rovina, ricoveri in alpeggio per i pastori di un tempo, ormai abbandonate. Tanto gli piacque il luogo da decidersi ad acquistare una delle baite e a farla ristrutturare rispettando la manifattura in pietra esterna e il tetto di lose. A quell'epoca investire in un restauro del genere era considerata un'assurdità, le case venivano costruite o ristrutturate in mattoni e cemento, come se fossero case di città, con criteri ed estetica "moderni". Ma per Piero le baite dovevano rispettare la loro vocazione montana e così andò in cerca degli ultimi "mastri pietrai" che ancora vivevano in valle. Sebbene già anziani i "maestri" si occuparono con grande disponibilità del lavoro, trasmettendo ai muratori più giovani il loro sapere e in questo modo non venne persa una tecnologia antica, che usava materiale reperibile sul posto. Il risultato finale fu talmente bello che sull'esempio della baita De Macchi tutte le altre furono ristrutturate poi con gli stessi concetti e principi ispirativi, anche se via via utilizzando tagli in pietra più razionali e tecniche più moderne e convenienti. Questo permise alle borgate di pian Benot di mantenere omogeneità e rispetto per la montagna, quel tipo di approccio diede origine ad un bel recupero di tutta la zona. Piero si occupò anche di promuoveree sostenere il restauro e il salvataggio architettonico della Cappella di San Lorenzo, ridotta in rovina, donando una sua opera. Nella quiete di Pian Benot Piero trascorse anni di vacanze serene. Purtroppo a causa del suo cuore, che pativa l'altezza, smise di andare in montagna molto presto, ma rimase profondamente legato a quei luoghi.
Piero De Macchi trascorse infanzia e giovinezza, abitava nella zona di Piazza Bernini/via Cibrario. Ma per lui la casa più significativa fu la vecchia villa di Pianezza, che accolse la sua famiglia e quella dei cugini durante la guerra. Grazie alla "casa estiva" acquistata dal nonno, l'ing. Luigi Sulliotti, negli anni '20, i giovani De Macchi poterono trascorrere con la madre e le zie anni abbastanza tranquilli, mentre la città veniva devastata dalle bombe (la zona nella quale abitavano in città fu tra le più colpite e alcune vie praticamente rase al suolo dai bombardamenti). Il padre Franco era stato richiamato in servizio militare, e rientrò poi a Torino, debilitato dopo aver contratto la malaria, i tempi erano difficili per tutti. A quella grande casa Piero restò sempre affezionato, tanto da trasferirvisi poi a lavorare e a viverci. Lo spazio che aveva a disposizione gli consentì di ampliare lo studio e di creare una stamperia privata, dove si dedicò per quasi 30 anni a creare le sue incisioni calcografiche e a sperimentare tecniche grafiche, lavorando con passione - fino ai suoi ultimi anni di vita - come progettista a diversi alfabeti e collaborando come insegnante con Università, Scuole ed Associazioni.